martedì 21 maggio 2013

Berlino in quattro giorni

[...]
forse te l'han detto già 
che non si può far molto in questa isola di santi 
e tu non hai più senso quando è sera 
e non si può far molto contro i presidenti 
e comunque poi si lascia a primavera 
forse te l'han detto già 
(scappiamo su a Berlino) 
forse te l'han detto già 
(scappiamo su a Berlino)

Ministri - Berlino 3

Alexanderplatz

Vi avevo promesso un itinerario a Berlino e, da brava, sono qui a dirvi un po' di cose pratiche per un viaggio di quattro giorni. Vi racconto la mia esperienza per rendervi la vita più semplice in caso stiate pensando di organizzarvi. Potete considerarla una guida da stampare, approfittatene!

Dove dormire

Ho alloggiato all'Hotel Viethaus in Leipziger Straße 54-55, non proprio economico ma il Motociclista affamato ha beccato un'offerta su Booking. Pulito, posizione ottima (a due fermate di metropolitana da Alexanderplatz), silenzioso, stanza enorme. Unico punto a sfavore: il fatto che nessuno alla reception parla una lingua diversa dal vietnamita (eh già, il nome dell'albergo doveva farci intuire qualcosa) o dal tedesco. Per me non era affatto un punto a sfavore dato che non volevo di certo intrattenere conversazioni col concierge, però metti che hai problemi col conto... Lo consiglio, la colazione però non è niente di che, quasi quasi meglio farla in giro o a uno dei mille negozi che si trovano nella metropolitana.

Come spostarsi

La metropolitana a Berlino funziona benissimo: molte linee, frequenti, pulite, sicure. Berlino è divisa in tre zone: A, B e C e ci sono due tipi di rete: la U-Bahn ed la S-Bahn. La prima è la metropolitana perlopiù sotterranea composta da 9 linee, la seconda è una rete ferroviaria urbana, per capirsi quella che si prende dall'aeroporto di Schönefeld, a sud-est della città. Il biglietto più economico è quello giornaliero, costa 6,50€ per due zone (quelle che si visitano normalmente, mentre se venite dall'aeroporto dovete acquistare 3 zone) e si può utilizzare tutte le volte che vogliamo.

Poi una volta arrivati alla fermata desiderata vi consiglio di andare a piedi, le distanze sono sempre accettabili e c'è molto da esplorare ovunque.

Porta di Brandeburgo

Itinerario per quattro giorni

Primo giorno
Il primo giorno siamo arrivati a metà pomeriggio a Berlino, atterrando all'aeroporto di Schönefeld e prendendo la S-Bahn fino al centro città. Il giro canonico di partenza a Berlino comprende una  passeggiata da Alexanderplatz, immagine dell'era socialista, una salita sulla torre della televisione anche conosciuta come Fernsehturm (12,50€ a testa, un po' caro ma ne vale la pena), un passaggio sul ponte Liebknecht-brücke, il Lustgarten, una camminata sul viale dei tigli Under der Linden. È proprio su questo miglio di storia che si affacciano tante delle bellezze del Mitte, il quartiere del centro storico, bellezze che conducono fino alla Porta di Brandeburgo. Arriviamo davanti alla sua imponenza mentre si tinge dei colori della sera: è tardi per spostarci a sinistra, cioè verso il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa (in tedesco "Denkmal für die ermordeten Juden Europas"). Optiamo per un salto davanti al palazzo del Bundestag, il parlamento tedesco situato a pochi metri dalla porta di Brandeburgo, di cui mi colpisce la cupola di vetro perfettamente in armonia con la possente architettura.

Secondo giorno
Il secondo giorno ha costituito per me la svolta del viaggio grazie all'incontro con Marta di Berlin Kombinat Tour, una ragazza italiana che si è trasferita a Berlino da 9 anni e che organizza tour fuori dai circuiti prettamente turistici nei più svariati quartieri della città. Con lei abbiamo scoperto i quartieri di Kreuzberg 61 e Friedrichshain, entrambi poco turistici e anche per questo ricchi di fascino. Girare una città sconosciuta con chi la vive ogni giorno è la migliore delle soluzioni che si possano desiderare: è così che si scoprono i segreti che in soli 4 giorni non verrebbero mai a galla. Ecco una piccola infarinatura sui quartieri:

  • Kreuzberg 36: è il quartiere conosciuto anche come "piccola Istanbul" e va distinta da Kreuzberg 61, confinante ma con caratteristiche diverse. Entrambi i numeri si riferiscono ai codici di avviamento postale in uso fino al 1993. Il giro parte da Kottbusser Tor e prosegue per questo quartiere multiculturale e alternativo, alternando case popolari dei primi anni 70 a parchi ricavati dalle strisce della morte, che dividevano Berlino Est da Berlino Ovest. Si passa dalla bella Oranienstrasse ricca di negozi, dal Bethanien, ex ospedale oggi sede di artisti di ogni sorta, fino alla nuova moschea. Un pranzo in un locale all'aperto che costeggia il Görlitzer Park per poi spostarci a Friedrichshain. Per raggiungere il quartiere dobbiamo passare sull’Oberbaumbrücke, il ponte in stile neogotico che collega i due quartieri. Lo si può fare a piedi, passando sopra lo Spree e guardando i palazzi con dei murales giganti e la statua "Molecule Men" di Jonathan Borofsky, che rappresenta l’incontro e la fusione dei tre quartieri di Friedrichshain, Treptow (entrambi nell'ex Berlino Est) e Kreuzberg (nell'ex Berlino Ovest).
  • Friedrichshain per noi comincia con la passeggiata lungo la East Side Gallery, il pezzo di Muro più lungo rimasto in piedi completamente coperto da dipinti e murales. Giusto il tempo di una birra lungo il fiume ed è già tempo di vedere la Raw Temple, una delle aree industriali più importanti della vecchia Berlino Est riconvertita in un centro culturale e artistico. Qui, lungo la Revaler Straße, sarà quasi impossibile non imbattersi in musica dal vivo e gruppi di ragazzi poiché la zona è molto amata dagli studenti. L'anima storica del quartier, però, è la Karl Marx Allee, simbolo della Berlino socialista. Lungo questo stradone di 90 metri svettano le torri del Frankfurter Tor, nonché le statue dell'uomo comune celebrato nel socialismo. Vi consiglio di vivere questo quartiere come se foste dei locals: sedetevi al tavolo di uno dei numerosi bar alla moda e ordinate qualcosa di tedesco, oppure fate shopping nei negozi vintage del quartiere.
Alla fine di Luisentstadtischer Kanal
Consigli su dove mangiare:
  • Curry 36: tavola calda e fast food in Mehringdamm Straße famoso per preparare i currywurst più buoni di Berlino. Per capire cosa sono i currywurst pensate a würstel col ketchup e il curry...
  • Mustafa's Kebap: rinomato kebabbaro talmente famoso che abbiamo dovuto fare un'ora di fila per un kebab. Si trova a cento metri da Curry 36, per non sbagliare abbiamo provato entrambi! :D
  • Rissani: se avete voglia di cucina mediorientale è quello che fa per voi, a prezzi stracciati potrete mangiare ottimo hummus, falafel, insalate in Spreewaldplatz. Non vendono alcol ma in compenso regalano il tè a tutti i clienti.
East Side Gallery

Terzo giorno
Il terzo giorno abbiamo fatto il percorso della memoria e, complice la pioggia fine che cadeva incessante, è stato abbastanza provante sia dal punto di vista fisico sia morale. Siamo partiti da Checkpoint Charlie, il principale punto di passaggio per gli alleati che dovevano transitare da una parte all'altra di Berlino. Da lì all'area del Centro di Documentazione "Topografia del Terrore" il passo è breve. Qui tra il 1933 ed il 1945 si trovava la centrale di servizio della Polizia Segreta di Stato (Geheime Staatspolizei), il carcere ("Hausgefängnis") della Gestapo, l’Ufficio centrale per la sicurezza del Reich, il Comando Generale (Reichsführung) delle SS e il Servizio di sicurezza (Sicherheitsdienst) del Comando Generale. Un pezzo di muro e una mostra open air documentano la storia dell’area da cui veniva guidata la politica di sterminio e di persecuzione nazionalsocialista: da brividi.

Potsdamer Platz è a pochi metri ed è veramente imponente coi suoi alti palazzi tra cui il Sony Center dalla famosa cupola circolare. Abbiamo continuato con la visita al Memoriale dell'Olocausto che commemora le vittime della Shoah con dei grandi blocchi di pietra tra cui si può camminare e sentirsi minuscoli e impotenti.

Potsadmer Platz

Superata Pariser Platz siamo andati a prendere l'autobus 100 che, con un semplice biglietto da una corsa, vi permette di fare un bel giro del centro città pagando molto meno dei tipici Sightseeing tour! Con l'autobus abbiamo attraversato Tiergarten e abbiamo visto Siegessäule, la Colonna della Vittoria.

Scendendo allo zoo di Berlino eccoci nel quartiere di Charlottenburg, considerato quello della Berlino bene, con i palazzi dei ricchi e le larghe vie di negozi di grandi marche (su Kurfürstendamm, amichevolmente chiamata Kudamm). Noi però ci siamo diretti alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (la Chiesa commemorativa dell'Imperatore Guglielmo), o semplicemente Gedächtniskirche, che i berlinesi chiamano portacipria e rossetto o portauovo a causa della forma dei due edifici. Ultima tappa prima di essere definitivamente stanchi morti: il KaDeWe, i grandi magazzini stile Harrods a Londra. Vi consiglio il sesto piano, pieno di specialità culinarie da tutto il mondo e cucinato sul momento.

Sony Center

Quarto giorno
Questa giornata ha visto come protagonista Prenzlauer Berg, uno dei quartieri che più ha cambiato volto dalla caduta del muro a oggi. Fu pesantemente colpito dalla guerra e Bernauer Straße aveva le case che si affacciavano proprio sul muro invalicabile. Oggi è un quartiere abitato da chi ha buone possibilità economiche, creativi e stranieri. Capitarci di domenica mattina significa imbattersi nel mercatino delle pulci del Mauerpark, un'allegra accozzaglia di oggetti, colori, sapori. Ci siamo poi spostati al Prater, un parco di castagni dove si beve birra artigianale e si mangiano specialità tedesche fianco a fianco agli autoctoni su tavoloni da sagra paesana.

Allora, vi ho convinti a partire? :)


giovedì 16 maggio 2013

Impressioni di Berlino


Non sarebbe bello 
Non farci più del male 
Non sarebbe eroico 
Non essere degli eroi 

Non sarebbe strano 
Essere più leggeri 
E non aver paura 
Se capitasse a noi 

Afterhours - Riprendere Berlino

Di tutte le mete che avevo annotato nella mente da anni, Berlino era in cima alla lista. Poi si sa come vanno le cose, per una ragione o l'altra non parti e la meta tanto desiderata rimane un insieme di informazioni slegate che hai assemblato negli anni, senza che un filo logico o un riscontro concreto che te ne dia conferma o smentita. Invece stavolta sono partita, si vede era così che doveva andare. E adesso è arrivato uno dei momenti che più amo della vacanza, quello di fare i conti con ciò che avevo pensato e ciò che realmente è stato. Questa è la mia Berlino.

Direzioni
La prima impressione che ho avuto della città mi ha lasciata un po' spiazzata: Berlino è tutta in divenire, con cantieri aperti che sembrano procedere alla velocità della luce; Berlino non ha un centro che possa definirsi tale o meglio, ci sono più centri e anche la famosa Alexanderplatz mi ha fatto pronunciare a mezza voce "Tutto qua?". Tutto è grande e arioso, tutto sembra scorrere placido. Lo Spree, il fiume che attraversa la città, non ha la stessa fama della Senna o del Tamigi; la torre della televisione non è certo la Torre Eiffel o la Torre di Pisa. Eppure Berlino mi ha conquistata giorno per giorno, lenta come quei corteggiamenti subdoli di una che sa come prenderti. E ti prende eccome.

Angolini nascosti che non ti aspetti

Come ogni partenza anche questa era stata preparata con cura: ho studiato gli itinerari, ho chiesto a chiunque ci fosse stato prima di me cosa non dovevo assolutamente perdere. Poi ho fatto la cosa più sensata di tutte: ho girato la città a caso, camminando senza meta, scoprendo angoli di mondo solo sognati, finalmente assaporati. Da quando ho cominciato a viaggiare così non ho avuto nessun peso sulle spalle e sul cuore, mi sono data in pasto alla città consumando le suole, respirandone le vite.

Il memoriale delle vittime dell'Olocausto
Si dice di molte città, ma mai come per Berlino credo che sia giusta la definizione che la vede dai mille volti, eclettica e adatta ad ogni tasca, ad ogni bagaglio culturale, ad ogni sensibilità. Godo del sapermi in mezzo a un sacco di persone che non mi conoscono e non mi salutano per strada, poter essere uno, nessuno, centomila. Gioisco nel vedere uomini e donne dai volti rilassati, tanti pancioni e tanti bimbi piccoli. Mi piace pensare che i berlinesi siano felici nonostante l'inverno infinito, che sappiano trovare ognuno il proprio spazio in un paese che accetta e aiuta gli immigrati. Non so se veramente sia così, ma questa è l'impressione che ho avuto.

Semaforo berlinese
Bisognerebbe fermarsi qui.

Volevo fare un post tecnico su cosa vedere, dove alloggiare e dove mangiare ma non ci sono riuscita neanche stavolta. Ci proverò col prossimo post per raccontarvi l'itinerario che ho fatto.

Auf Wiedersehen

domenica 12 maggio 2013

Mi spiacerebbe svegliarti


Voglio correre a casa,
voglio correre da te e dirti che ti amo,
che ho bisogno di te
speriamo che tu non dorma già
mi spiacerebbe svegliarti

Le strade di notte - Giorgio Gaber  



Non me ne ero resa conto, sai, di quanto presto si passa da un gioco di incastri a uno scorrere armonioso dei gesti. Alla terza notte di lontananza mi accorgo di quanto quella mano nella mano mi renda forte, di quanto il salire quelle scale insieme sia parte di una ritualità mai cercata, ma naturalmente sbocciata e fiorita in qualcosa di grande.

Ho bisogno di starti lontana per scavarmi dentro, ché poi mica devo andare tanto in profondità, mi scorri nelle vene, viaggi nelle terminazioni nervose a fior di pelle, nei riccioli indomiti che solo te con una carezza plachi. 

Da quando ci sei la bellezza si è spogliata di orpelli, mi circonda nuda e cruda e mi pervade perché sono ricettiva e pronta a coglierla, ad accettare tutto questo destino che è anche una destinazione e allora era proprio te che aspettavo, e andavo cercando negli occhi sbagliati o quando i frutti non erano maturi. 

Sei la roccia su cui tutto scivola, su cui niente conta più se non il sapere che mi posso aggrappare. Sono l'acqua che ti liscia e ti libera i pensieri, torni a com'eri, a ciò che importa, all'essenza delle cose. Aspettami lì nel mondo che costruiamo passo dopo passo, al di là del tempo e degli altri che non si amano come noi.



giovedì 2 maggio 2013

I blog tour di maggio

A maggio fioriscono... i blog tour!

Il mese appena cominciato mi vedrà impegnata in una serie di blog tour volti alla promozione dei territori che mi hanno invitata. C'è tanta Toscana, terra che amo e per la quale lavoro, ma anche altre regioni e zone tutte da scoprire. Ecco quindi il calendario dei blog tour a cui parteciperò e alcune notizie di base per poterci seguire.

Blog tour a San Giuliano Terme



Date: 3-5 maggio
Pillole di programma: visita a Villa Roncioni, visita alla Fondazione Cerratelli con prova costumi di scena, cena a cura di Slow Food di Pisa, visita guidata alla scoperta dei monti pisani con la guida naturalistica Michele Colombini  di vadoevedo.it, visita alla Villa di Corliano, visita alla Villa Del Lupo, cena presso la trattoria Pasta e Vino, giornata a Bagni di Pisa Palace &Spa.
Strutture ospitanti: agriturismo Il Mucchieto.
Partecipanti: Simona Cappitelli, Francesca Turchi, Michela Simoncini, Valentina Macciotta, Cinzia Risaliti, Benedetta Romani, Beatrice Ghelardi, Sara Boccolini, Nicola Carmignani, Andrea Romanelli.
Hashtag: #SGTtour


Versilia Blog Tour




Date: 6-10 maggio
Pillole di programma: primo giorno - Puccini e il suo lago: Torre del Lago, Massaciuccoli, Massarosa; secondo giorno - Viareggio: mare e stile liberty; terzo giorno - Camaiore gourmet e le colline della Versilia: Camaiore, Gombitelli e altri paesini; quarto giorno - Seravezza e Alpi Apuane: Seravezza e Stazzema; quinto giorno - la Versilia del lusso: Pietrasanta e Forte dei Marmi.
Strutture ospitanti: casa mia, perché data la vicinanza con le località visitate farmi riservare un albergo mi sembrava eccessivo! :)
Partecipanti: Elisa Paterlini, Sara Boccolini, Enza Moscaritolo, Martha Bakerjan, James Martin, Mike Mazzaschi, Martha Mazzaschi, Valentina Dainelli, Peter Parkorr, Ilaria Giannini, Diana Simon, Chiara Brandi, Caterina Chimenti, Kinzica Sorrenti, Ian Styan, Emma French, Sheila Parry, Nicola Carmignani, Francesca Martinengo, Natalia Baeza, Cinzia Fia, Roberta Ristori, Maria Egizia Gargini, Francesca Campigli, Mirella Marchese, Antonella Marcucci
Hashtag: #VersiliaBlogTour


#Maremmans un viaggio di tre giorni nella Maremma Toscana

Pitigliano - Foto di Robi Veltroni

Date: 10-12 maggio
Pillole di programma: visita alle Mura Medicee e al Cassero Senese, visita al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Scansano e visita al Museo della Vite e del Vino, Manciano e cascate di Saturnia, il Cassero e la Torre Panoramica,visita al Giardino dei Tarocchi di Capalbio, visita al ghetto ebraico, alla Sinagoga e al Museo Archeologico di Pitigliano, Grosseto, visita a Massa Marittima e a Castiglione della Pescaia.
Strutture ospitanti: Grand Hotel Bastiani di Grosseto
Partecipanti: Robi Veltroni, Nicola Carraresi, Francesca Turchi, Cinzia Risaliti, Nicola Carmignani, Elena Farinelli, Marco Dal Monte, Veronica Gentili, Allievi Maremmans.
Hashtag: #Maremmans #Maremma #Toscana

Levanto Blog Tour


Levanto - Foto di Robi Veltroni

Date: 17-19 maggio
Pillole di programma: cena caratteristica a Levaggiorosso insieme ai produttori di vini, biciclettata nel tracciato della vecchia ferrovia adibita a pista ciclabile sul mare da Levanto a Bonassola e Framura, lezione di cucina per imparare a fare i “Gattafin”, visita alla bottega dello scultore Renzo Bighetti, escursione guidata nel centro storico di Levanto, visita alla Mostra della Cultura Materiale e Mangialonga per concludere.
Strutture ospitanti: Hotel Nazionale di Levanto
Partecipanti: Robi Veltroni, Nicola Carraresi, Michela Simoncini, Chiara Baldi, Francesca Turchi, Cinzia Risaliti, Nicola Carmignani, Simona Cappitelli, Valentina Gattei, organizzato dallo Studio Giaccardi e Associati.
Hashtag: #levanto13

Blog Tour Bocca di Magra



Date: 24-26 maggio
Pillole di programma: cena in una della case di Bocca di Magra, visita di Ameglia e del castello/chiostro del castello, salita a Montemarcello e discesa per il sentiero che porta fino alla spiaggia di P.Corvo, risalita del sentiero e visita del borgo di Montemarcello, visita del parco del Monastero e di Bocca di Magra, gita in battello a Fiumaretta.
Strutture ospitanti: Ca' da Tirde di Bocca di Magra.
Partecipanti: Silvia Romio, Gian Luca Sgaggero e Lele Lattarulo, Alessandro Bertini, Silvia Ceriegi, Barbara Oggero.
Hashtag: #boccadimagra
Note: parteciperò solo a una giornata del blog ma hanno tutto il mio supporto! Date un'occhiata al blog! :)

Play your Tuscany --> rimandato a giugno!



Date: 24-26 maggio
Pillole di programma: il blog tour sarà dedicato a mare, sport e natura. È in fase di definizione, vi aggiornerò presto!
Partecipanti: siamo alla ricerca di validi candidati che scrivano e parlino inglese, candidatevi qui!
Hashtag: #playtuscany


mercoledì 24 aprile 2013

L'isola che non c'è. O forse sì.


La bellezza non è una qualità delle cose stesse: 
essa esiste soltanto nella mente che le contempla 
ed ogni mente percepisce una diversa bellezza. 

David Hume - La regola del gusto


Ci sono posti che ti appartengono ancora prima di averli visti, che ti parlano attraverso le foto e i racconti di chi li vive intensamente nella quotidianità, in giorni sempre uguali eppure così diversi. Questi sono i posti del cuore, ti sembra di conoscerli da sempre, come facessero parte del tuo passato.

Non ci sei mai stato, eppure quel dettaglio ti riporta a un ricordo vissuto in un altro luogo e in un altro tempo, così nitido da sembrare qui e ora. Le stanze sussurrano poesia, la dolcezza trasuda dai muri fatti di legno e gessetti colorati. L'ambiente sa di tregua al tè caldo in una giornata di pioggia, sa dell'abbraccio di una madre dopo un ginocchio sbucciato, di uno sguardo di un padre saggio e di poche parole, di un film visto abbracciati sotto una coperta.

Se io dovessi racchiudere l'essenza di questo luogo in una sola frase direi che è un posto dove viene facile fare l'amore. Che c'è, non si può dire? Guardate che è una cosa bella, era un peccato non dirla. Scrivere e autocensurarsi è tarparsi le ali, non mi sembrava carino nei confronti di un posto che invoglia a esprimersi, che promuove l'arte in tutte le sue espressioni. E amarsi è un'arte, un pesare gli equilibri, un imparare a camminare nelle scarpe dell'altro anche se a volte vanno strette. È un caricarsi un bagaglio da riempire insieme giorno dopo giorno. È il senso.


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Grazie a Francesca per quel filo invisibile che ci lega, per un comune sentire nato da passioni condivise e da una sensibilità acuta, per la delicatezza con cui è sempre dove ci si aspetta che sia senza mai farsi ingombrante, con la naturalezza spiazzante con cui danza nella vita, pensierosa ma mai cupa, sorridente e ridanciana ma mai esagerata.

Grazie all'Hotel Cernia Isola Botanica, alle persone che danno anima e corpo perché tutto funzioni a meraviglia. Nessuno mi ha chiesto di scrivere queste righe, si sono scritte da sole.

giovedì 18 aprile 2013

Biella sa sorprendere


"È una gran cosa quando realizzi 
di avere ancora l'abilità di sorprenderti.
Ti fa chiedere cos'altro puoi fare 
che ti sei dimenticato."

American Beauty

Quello che mi sorprende più di ogni altra cosa ogni volta che metto il naso fuori di casa è la quantità di informazioni che si apprendono viaggiando. Hai voglia di leggere un sacco, guardare programmi interessanti, farsi raccontare le cose da chi ne sa più di noi: il modo migliore per imparare è fare esperienza diretta.

La funicolare di Biella

Per esempio, sapevate che Biella ha una parte bassa e una parte alta chiamata Piazzo? Sapevate che per raggiungere il Piazzo si può prendere una funicolare oppure camminare per delle coste ripidissime? Io non lo sapevo ed è stata una sorpresa scoprirlo, per fortuna la cosa della pendenza estrema che unisce Biella bassa al Piazzo l'ho scoperta in discesa!

I portici medievali di Biella Piazzo
Biella non è solo industria tessile: è un cuore medievale e palazzi ben rifiniti, è uno scorcio sulle Alpi ancora innevate al di là di Porta della Torrazza, è una piazza ritagliata tra le case da cui si scorge la campagna circostante. È Piazza Cucco col verde intorno, sono i portici che si prestano così bene per qualche scatto luce-ombra, è Piazza Cisterna, quella principale del Piazzo, così spaziosa e in cui vedrei bene un concerto per animare la città.

Dettagli di Biella
A Biella Piazzo si trova anche un collegamento col altri viaggi e luoghi che vorrei scoprire come la Basilica di San Giacomo, che fa parte della confraternita del Cammino di Santiago de Compostela: qui è possibile richiedere il certificato di pellegrinaggio lungo il cammino. Se siete appassionati d'arte dovete fare anche un'incursione dietro l'altare maggiore: è qui che si trova un trittico quattrocentesco di Daniele de Bosis di elevato pregio artistico.

La Costa di San Sebastiano e bloggers
Poco fuori da Biella vi consiglio un passaggio al Brich di Zumaglia, una collina arrotondata alla sommità della quale si trova un castello con vista panoramica. Se, come noi, ci arrivate in un giorno di nebbia, vi sembrerà di di essere stati catapultati in un'atmosfera gotica degna di un romanzo. La fitta vegetazione che circonda il castello impreziosisce il tutto ed è il luogo adatto per spettacoli teatrali itineranti.

Il castello del Brich di Zumaglia
Infine, un doveroso GRAZIE a tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di #biellastoria, in primis Gian e Lele di Sphimm's Trip e a seguire a Bruno dell'Hotel Michelangelo per l'ospitalità, alla Prosciutteria San Daniele per i sorrisi e le prelibatezze, all'Autonoleggio dei F.lli Canevarolo per i pulmini e gli autisti, alla Proloco di Candelo e a Elisabetta che ci ha fatto da guida nel Ricetto, alla Tenuta La Mandria per le chiacchiere e il buon cibo, a Il Talucco per la cena e le dritte di salute, alla Proloco di Zumaglia per la storia del Brich, a Ars Teatrando per la performance e le speranze condivise, all'Ecomuseo della terracotta di Ronco Biellese per aver tramandato la tradizione, alla Società Sportiva Fulgor di Ronco Biellese per l'esempio, a Il Vecchio Mulino per l'ottimo pranzo e le fantastiche decorazioni che vorrei avere anche io in casa! Tutto questo non sarebbe stato possibile senza di voi!

domenica 14 aprile 2013

Che ci vai a fare a Biella?


Le nostre valigie erano di nuovo 
ammucchiate sul marciapiede; 
avevamo molta strada da fare. 
Ma non importava, la strada è la vita. 

Jack Kerouac 

Serena: "Vado a Biella"
Un qualsiasi interlocutore prima della partenza: "E che ci vai a fare a Biella?"
Serena: "Un blog tour!"

Dai, ammettetelo che anche voi potreste essere "un qualsiasi interlocutore prima della partenza", che anche voi avete dovuto fare mente locale per collocare Biella nella cartina geografica d'Italia, che avete pensato che un viaggio a Biella deve essere motivato da un vecchio zio bisognoso di cure, un meteorite caduto proprio nel biellese o la fine del mondo imminente.

Con questo post, vi dimostrerò che non serve un parente in fin di vita per visitare Biella, che l'essenza di questa città con una "i" di troppo è già contenuta nel nome, che di cose da vedere ce ne sono tante e i blogger di #BiellaStoria erano proprio lì per questo il primo fine settimana di aprile.

Ero lì sull'autostrada e pensavo: "Almeno Domodossola - parimenti snobbata - ha la fortuna di essere l'unico capoluogo di provincia con la D, fossi in Biella raderei al suolo Bologna". Pensavo anche che fino a quel momento avevo conosciuto un paio di biellesi ma nessuno mi aveva mai parlato della sua terra, così le mie conoscenze in merito erano proprio a zero. Mi sentivo come prima delle interrogazioni quando non mi ero preparata.

Fortunatamente sono entrati in campo gli Sphimms aka Gian Luca Sgaggero e Emanuele Lattarulo (ma potete chiamarli Gian e Lele) che con la loro organizzazione perfetta hanno colmato le mie lacune geografiche e non. È grazie a loro che sono venuta a conoscenza di luoghi in cui il tempo pare essersi fermato.

Il Ricetto di Candelo
Sto parlando del Ricetto di Candelo, subito fuori Biella, un posto che mi incuriosiva già dal nome (verrò a sapere solo a metà mattinata che è Ricetto con una c e non Riccetto come sentivo pronunciare io ma si sa, i toscani con le "c" vanno poco d'accordo!). Ricetto viene dal latino “receptum” ossia rifugio, asilo. Il fatto che non ci sia arrivata da sola dimostra, ancora una volta, che quei cinque anni di latino alle superiori avrebbero fatto meglio ad essere sostituite con corsi di economia domestica, almeno adesso sarei una brava donna di casa.

Il Ricetto di Candelo mi è piaciuto fin da subito così come tutto ciò che ha un sentore di Medioevo. Sentore e non profumo perché, come ci ha spiegato la nostra spigliatissima guida Elisabetta, i nostri avi non erano proprio degli amanti della pulizia tanto è vero che avevano sempre la stessa tunica e si cambiavano solo le maniche (da qui "un altro paio di maniche") e il bouquet delle spose nasce dall'esigenza di coprire il puzzo delle pulzelle dei tempi andati.

Il Ricetto di Candelo
Nessuno vive in questo posto: i portoni aperti sono solo quelli delle attività commerciali. E, inutile dirlo, sono tutti personaggi che sembrano usciti da un altro secolo. C'è la professoressa tedesca che si è messa a dipingere sulla seta e crea foulard e tele uniche al mondo, che parla con accento teutonico inframezzato da parole in dialetto piemontese, che ci fa entrare tutti pigiati nella sua minuscola bottega per farci vedere quanta pazienza ci vuole a lavorare come fa lei.

La pittura su seta 
C'è il liutaio con cui è amore a prima vista. Ha appeso al suo negozio il cartello "bambini al guinzaglio" e che sfoggia con orgoglio un rasta lunghissimo che dice di aver chiamato Sofia, come la nipote proprietaria di quel ciuffo. Ci dice che per costruire una ghironda deve versare un paio di settimane di sudore e ce ne fa sentire il suono, un magnifico equilibrio di tasti, corde e sapienza.

Il liutaio del Ricetto di Candelo
Il liutaio
Sulla bottega del liutaio
Al Ricetto di Candelo non si passeggia per le strade ma per le rue, poco importa se il nome è un palese francesismo, a me ricorda le ruas portoghesi e alla fine i viaggi li fanno i viaggiatori. Continuiamo il giro salendo sulla torre di guardia da cui si apprezza un favoloso panorama su posti che non sapevo nemmeno immaginare. Si entra poi in una cantina che non ha nulla da invidiare a quella di mio nonno a Massarosa: mi sento a casa.

È ora di spostarci. Il resto nelle prossime puntate.



venerdì 5 aprile 2013

Londra in tre giorni

Londra, quel grande immondezzaio in cui
tutti gli sfaccendati e i fannulloni dell'impero
si riversano irresistibilmente.

Arthur Conan Doyle

Sarebbe stato molto più politically correct citare l'arguto Samuel Johnson, con la sua famosa "quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire". Sarebbe stato molto più semplice continuare a far finta di non essere anche una travel blogger e ignorare questo secondo viaggio della mia vita a Londra. Sarebbe stato facile archiviare tutto dopo aver riposto i bagagli e sistemato le foto.

Invece Londra mi tiene sveglia la sera tardi, si ripresenta prima di sprofondare nei sogni. Londra mi ha riempito di stimoli che tracimano dagli occhi e dal cuore. E io lo so che è tutto frutto di un'alchimia particolare, che la città può piacere o meno, che ha tanti difetti come tutte quelle cose che mostrano anche una scintillante faccia della medaglia. Però non posso fare a meno di ripensare ai tre giorni belli che mi hanno congelato i piedi e scaldato il cuore. E uso belli di proposito, come fanno i bambini quando vogliono indicare non solo la bellezza esteriore ma la bontà di una cosa. Il viaggio a Londra è stata una una cosa buona per me, per noi, per i desideri traboccanti e la voglia di mangiare il mondo a morsi sbrodolandosi i vestiti.

Mind the Gap - London Underground


Bastano pochi minuti per familiarizzare coi mezzi e con la 1 Day Travelcard, basta vedere uno dei double-decker bus cantati da Morrissey, basta quell'intrico di linee colorate dell'Underground per sentirsi a casa. Non so come sia possibile in mezzo a quelle folle di sconosciuti in movimento da una direzione all'altra sentirsi tranquilli, nel qui e ora in cui desideravi essere. Esattamente lì.

Il giro di Portobello Road piena di cianfrusaglie dal passato volevo farlo dai tempi di "Pomi d'ottone e manici di scopa". Per non parlare della Notthing Hill delle porte colorate di Hugh Grant e Julia Roberts, con annesso acquisto di un libro alla libreria "The Travel Bookshop", e pazienza se sono lo stereotipo vivente dell'italiano in vacanza a Londra.

South bank
Tra le novità assolute che non potevo aver visto nel viaggio del 2009 con mia sorella perché ancora non era cominciato il cantiere c'è lo Shard, 310 metri d'ingegno e vetro partorite dalla mente di Renzo Piano.  La vista a 360° di Londra lascia senza parole e aiuta a orientarsi tra palazzi, rotaie e ponti. Dalla modernità che dà le vertigini alla genuinità dei prodotti della tradizione il passaggio è breve: basta attraversare la strada e si è subito immersi nei profumi del fantastico Borough Market, dove la paella sta accanto al pudding e il riso alla cantonese accanto a puzzolenti formaggi francesi.

Dopo aver ristorato lo stomaco bisogna dare energie alla mente: ci vuole un passaggio al Globe Theatre di Shakespeare e una full immersion nell'arte contemporanea del Tate Modern. Quando si esce dalla galleria d'arte, poi, si para davanti una vista che da sola merita il viaggio a Londra: la City scintillante e un ponte che va percorso a piedi e che riassume tutto un Millennio di storie e vite passate. Giusto il tempo di una birra e un sidro in un tipico pub londinese di Covent Garden per incontrare un vecchio amico ed è subito sera.

La vista dal Tate Modern
È stato poi il momento di una trappola per turisti chiamata cambio della guardia, che però fa tanto Inghilterra e regina Elisabetta e non te la vorrai mica perdere. Troppa calca e troppi pochi centimetri d'altezza: meglio ripiegare sui vasti parchi di proprietà della Corona e su altri evergreen inglesi. Non puoi andare a Londra e dire di non aver visto Trafalgar Square, il numero 10 di Downing Street, Westminster Abbey, Westminster Palace e via discorrendo. Un saluto al Big Ben che mi sembrava più alto, una vista d'insieme dal ponte da cui si può ammirare anche la ruota panoramica, una ricerca dello scatto perfetto da appendere in salotto. E poi ancora Hide Park, la ricerca di Peter Pan e il troppo freddo  che ci spinge a fare un tragitto più lungo su un mezzo riscaldato.

Westminster
Siamo a Camden Town, dove tutto è possibile e dove tutto grida "Comprami". Tornare a casa con sacchetti pieni di maglie, collane, quadri, cose di cui ti pentirai è un vento. Non si riesce a fare a meno neanche del cibo preparato per strada, mille sapori che si diffondono nell'aria sotto forma di invito. Anche qui la multiculturalità è marcata e il mondo sembra tutto a portata di mano. La notte scende su Londra, avremo giusto il tempo l'indomani di un'immersione nel passato grazie al British Museum, un capolavoro di raccolte di umanità inserita in un capolavoro architettonico.

Non ho ancora esaurito la mia voglia di Londra. C'è ancora tanto da esplorare insieme.


mercoledì 20 marzo 2013

Oltre il cancello


"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro,
dalle tre io comincerò ad essere felice.
Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro,
incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi;
scoprirò il prezzo della felicità!
Ma se tu vieni non si sa quando,
io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…
Ci vogliono i riti."

Il piccolo principe - Antoine de Saint-Exupéry



Comincia sempre con un'occhiata al di là del cancello, l'attesa del tuo ritorno. Anche se so che altri minuti separano il nostro incontro, inizio a lanciare sguardi furtivi all'orizzonte, come se potessi materializzarti prima del tempo, richiamato da un mio pensiero.

Sospendo il respiro, poso gli occhi stanchi sulla campagna umida di pioggia: un altro giorno volge al termine tra corse e tregue. I profili delle case sono immobili ma dentro ad ognuna di esse scorre la vita. C'è chi accende gli ultimi fuochi della stagione per riscaldare vecchie pareti, chi pensa a cosa preparare per cena - alla fine saranno le stesse pietanze di sempre - chi sta chino sui libri per l'interrogazione del giorno dopo, chi si consola come sa, chi inganna la solitudine.

Non sono mai stata paziente nell'aspettare, per me non vale il detto che l'attesa del piacere è essa stessa piacere. Forse è per questo che sono sempre in ritardo. Forse è per questo che nell'attesa smonto interi mondi e li ricompongo in combutta con la fantasia, spesso a braccetto con le paure che affiorano anche se è una giornata felice, anche se la primavera è oltre quella barriera di neve che resiste alta sulle montagne.

Passano automobili, gatti veloci in cerca di un pasto, biciclette arrugginite portate a spasso da mani rugose. Non conosco nessuno ma il nuovo non mi spaventa, tutto mi sembra familiare. Tra poco tu sarai qui. E sarà casa.


lunedì 11 marzo 2013

Scampoli d'inverno

Il riso è il sole 
che scaccia l’inverno dal volto umano.

Victor Hugo, I miserabili




Sapevo che le avvisaglie di primavera altro non erano che un'illusione. Marzo è così, ti frega sul nascere con un paio di giornate di sole e ti dà il resto in malinconici pomeriggi e notti in cui le grondaie traboccano di acqua e pensieri.

In questi scampoli d'inverno c'è sempre un momento verso il crepuscolo quando l'ultima luce riesce a filtrare tra le nuvole cariche di pioggia in cui sono sicura che mi stai pensando. Sento il tuo respiro mentre mi affanno per non perdere il treno, vedo i tuoi occhi nelle pozzanghere in cui a volte vorremmo sprofondare per non pensare, accelero la camminata come se questo potesse farmi arrivare prima e abbandonare senza più forze nel tuo abbraccio.

Me lo ricorderò per sempre questo inverno in cui pensavo di dover imparare tutto e invece ogni cosa mi sembra così naturale, ne farò un cassetto della memoria da cui attingere quando sarò scoraggiata, lo abbellirò quel tanto che è tipico dei ricordi.

Sulle ali dell'entusiasmo fantastichiamo di mete distanti per non perdere nemmeno un briciolo della nostra età, della nostra fortuna, del nostro amore.

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, 
stretti assieme dietro i vetri, 
guardando la solitudine delle strade buie e gelate, 
ricordassimo gli inverni delle favole, 
dove si visse insieme senza saperlo. 

Dino Buzzati, Sessanta Racconti

mercoledì 27 febbraio 2013

D'istanti dal tempo


Nei ricordi di ogni uomo 
ci sono certe cose che egli non svela a tutti, 
ma forse soltanto agli amici. 
Ce ne sono altre che non svelerà neppure agli amici, 
ma forse solo a sé stesso, e comunque in gran segreto. 
Ma ve ne sono infine, 
di quelle che l'uomo ha paura di svelare perfino a sé stesso, 
e ogni uomo perbene accumula parecchie cose del genere. 

Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, 1864



Ho fatto pace da poco con l'idea che non posso portarmi dietro tutte le persone che passano nella mia vita come pesci impigliati nella rete e io a caricarla a strascico e a faticare sotto al suo peso. L'utopia romantica dei vent'anni per la quale mi illudevo che avrei mantenuto i rapporti ad ogni costo e organizzato cene con risate sguaiate ha lasciato il posto alla realtà secondo cui riuscire a mantenere una manciata di amicizie richiede uno sforzo che non avevo calcolato.

Mentre camminavo verso il seggio del paese in cui ho frequentato le scuole, le palestre e gli oratori, pensavo che, nonostante per numero di abitanti potrebbe definirsi città, per abitudini è ancora il paesello schiacciato tra lago e colline, troppo educato e remissivo per sentirsi importante. Ecco il figlio del meccanico che va a votare - vota a destra, lo so per certo - ecco il rappresentante di lista ancora illuso che i suoi comizi possono spostare un voto, ecco il matto del paese che gira senza meta con la sua inseparabile bicicletta, ecco la Lina ormai sola, il marito se l'è portato via l'amianto.

Tutti si conoscono, tutti sanno di chi sono figlia, nipote e forse anche dove abito. Ci si saluta o ci si ignora a seconda dei trascorsi e dei venti che sono soffiati tra il falasco e il semaforo, l'unico, inutilmente istallato sulla via principale che spacca in due il centro abitato e che non ha ragione d'esistere se non per atteggiarci a metropoli.

So che i volti invecchiano e cambiano così tante cose che non possiamo tenerne il conto, ma i saluti mancati o le conversazioni stentate che finiscono al "Come va?" "Bene" mi rattristano e mi lasciano con un amaro in bocca che non se ne va nemmeno se confortato dalla certezza di conoscere ogni via del posto, ogni scorcio tra gli ulivi, ogni passo in bonifica.

Ho sognato di riscattare quel saluto mancato di troppo, ché le serate dell'adolescenza mica si dimenticano in un soffio. Ho sognato che mi sorridevi e ti accorgevi che ora sono felice, che non mi perdo più in un bicchier d'acqua e non passo le giornate china sui libri. Che non siamo più a guardare le stelle e a giurarci che sarà per sempre. Lassù seduti su un tetto, distanti dal tempo.


RICORDARE: Dal latino re-cordis, 
ripassare dalle parti del cuore. 

Eduardo Galeano, da “Il libro degli abbracci”

mercoledì 20 febbraio 2013

La ricetta della felicità


Un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre, 
poi torna a casa e lo trova. 
George Moore 



Prendi un cuore abbastanza grande da contenerne un altro, un caffè in compagnia in un dì qualunque, il sole che batte sulla schiena in una giornata che indugia ancora un po' a volgere al tramonto. Rimandare gli impegni per una volta senza sentirsi in colpa, un libro interessante dopo una sequenza di libri sbagliati, un tetto che contenga tutti i sogni in eterno divenire. Mescola il tutto in modo energico, condisci con abbondante allegria e voglia di fare, speranza quanto basta e un pizzico di fortuna e di incoscienza, quel poco che ti permette di camminare senza le mani perennemente protese in avanti a parare eventuali cadute.

Ho assaggiato questa ricetta e devo dire che non è niente male anche se ha sicuramente bisogno di qualche modifica: una buona dose di fiducia in più, qualche cruccio in meno in modo che non rimanga sullo stomaco al momento della digestione, sorrisi a piacimento, più risvegli rilassati a indugiare tra le lenzuola. Inoltre, questa ricetta ha un pregio degno di essere ricordato: gli ingredienti possono cambiare nel corso del tempo ma il risultato finale è lo stesso.

Questa alchimia degna del più fantasioso druido mi ha tolto l'urgenza di mettere per scritto ogni pensiero, come se adesso potessi sospendere la cura, ché ne ho sperimentata un'altra più efficace e dal gusto meno amaro. Tra i super poteri della miscela magica c'è il sentirsi qualche spanna dal pavimento senza sentirsi superiori, il riuscire a discernere il bene e il male senza ergersi a guru del nulla, la capacità di non mischiarsi negli echi di liti lontane.

Cuocete il tutto a fuoco lento, di rapidi fuochi di paglia è pieno il mondo. Assaporatene ogni boccone come fosse l'ultimo dato che la fine imminente rende tutti più coscienziosi e attenti. Buttate la ricetta e vivete come vi viene.